Clima, il 2026 sarà ricordato come l’anno più caldo della storia. Quali sono le conseguenze?

Settembre 2026                      SPIGOLATURE                    A cura di Livio Carati

 

 

Sono anni che si sente parlare di Cambiamento Climatico, delle sue origini e dei rischi per il pianeta e per gli esseri umani, ma ora gli effetti iniziano a essere ben più visibili e  concreti delle previsioni statistiche. Il fenomeno  dell’aumento  della  temperatura, osservata  già all’inizio   dello  sviluppo industriale  alla   fine  del XIX secolo, è poi proseguito  a  ritmo più elevato con  la crescente industrializzazione a partire dall’inizio del XX° secolo. Secondo gli esperti, a causa di ciò si sta assistendo a una crescente tropicalizzazione del clima con effetti a livello globale. Per quanto riguarda l’Europa, questo fenomeno è evidente in particolare nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo.  Secondo Copernicus (programma UE di osservazione della Terra ⁕) l’estate 2026 sarà ricordata come la più calda della storia a livello globale. E gli scienziati   anticipano   2027   sarà un anno ancora   più caldo   È iniziato quello che gli esperti chiamano “collasso climatico”, cioè una tendenza irreversibile a un aumento di calore dell’atmosfera che surriscalda le acque marine  che, a loro volta, riscaldano ulteriormente l’ambiente innescando un inarrestabile circolo vizioso.  La conseguenza è un progressivo aumento degli eventi atmosferici estremi, con incendi boschivi, siccità e scioglimento dei ghiacciai, ma anche di fenomeni temporaleschi molto violenti e del tutto improvvisi.  I dati forniti da Copernicus confermano che  l’Italia nel 2026 ha  registrato il record assoluto per l’Europa anche  a  causa  della  sua posizione  centrale nel Mediterraneo, dove  il mese  di Luglio è stato il più caldo di sempre, con una temperatura  marina  superficiale  di circa 27 °C. Questa  configurazione anticiclonica  del  nostro clima, provocata dal  continuo spostamento verso Nord  delle  fasce  tropicali africane, costituisce la premessa per  una  “tropicalizzazione”  del nostro clima temperato, aumentando  ulteriormente  i fenomeni di calore e siccità . In  futuro si prevedono dunque  estati sempre più calde  e secche, in particolare in  Nord Italia, mentre le temperature invernali , nonostante sopra la media, dovrebbero essere  bilanciate da un più elevato tasso di umidità.  Recentemente abbiamo visto con preoccupazione l’abbassamento delle acque  nei  nostri laghi e fiumi, con le inevitabili  conseguenza  sull’agricoltura e  sulla  ricostituzione  delle  riserve  sotterranee di acqua potabile.  A questi fenomeni si aggiunge  che l’aumento delle temperature medie ha interessato anche  le  acque marine profonde  con la  conseguenza  di provocare  ulteriori danni  all’ecosistema marino. A  complicare  ulteriormente la  situazione, si aggiunge il lento e progressivo innalzamento  del  livello  del mare a causa dello scioglimento  dei ghiacciai e delle calotte polari. Gli effetti di questo fenomeno  già cominciano ad osservarsi  nell’Oceano Pacifico  e Indiano  dove l’arretramento della linea  di costa  rappresenta già un’emergenza per alcune popolazioni costiere.  In aggiunta a tutto quanto sopra,  non  dobbiamo  dimenticare   gli effetti  che    i fenomeni  sopra descritti  provocano sulla  nostra salute. Ma  di questo  parleremo in una  nostra prossima nota. In  conclusione, per  quanto riguarda  le  cause  di questi fenomeni, a  dispetto  delle  persistenti  posizioni negazioniste  di alcuni Paesi, fondate  prevalentemente  su  valutazioni opportunistiche più che  scientifiche,  è ormai inequivocabilmente provato che  la  responsabilità risiede nell’aumento  delle  concentrazione  nell’atmosfera  principalmente di anidride carbonica (CO2)  e  gas metano  di origine “antropica”,  cioè  provenienti dalle attività umane.  A peggiorare le prospettive  la notizia che, secondo gli scienziati, il 2027   sarà un anno ancora  peggiore. Consapevoli  perciò che  ormai non si può tornare indietro, l’unica strada percorribile  è quella  di arrestare o  contenere  entro limiti sostenibili, questo fenomeno  che,  come  sostengono molti autorevoli scienziati, mette a  rischio la  stessa sopravvivenza  del  genere umano.